Una giornata a Ecovita

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Siamo arrivati al villaggio con mia moglie Elena e mia figlia Bianca in un mite fine pomeriggio di met? Ottobre, dopo poco pi? di un?ora di strada dall?aeroporto, che mi ha dato per? l?impressione di allontanarmi di anni luce dalla vita cittadina, e di sperdermi ?into the wild?. Scendendo dal pullmino la prima cosa che mi ha colpito sono stati gli odori, la miscela di aromi della macchia unita al lontano profumo del mare. E poi il sorriso della ragazza che ci ha ricevuto: sembrava che fosse veramente felice di incontrarci. I vari edifici, con forme morbide e un colore rossastro, sparsi fra gli alberi, ispiravano protezione e calore umano. Ci siamo installati nella ?casetta?, semplice e comoda, ho aperto la porta a vetri e ci siamo seduti con Elena nel giardinetto antistante a goderci gli ultimi raggi di sole. Le ho chiesto scusa per il mio scatto di nervoso prima di partire. Siamo andati a cenare nel ristorantino del villaggio; ho scelto il men? vegetariano tra i tre proposti, e ho trovato le combinazioni di verdure e ortaggi squisite, sapori per me nuovi. Uscendo dal ristorantino, abbiamo sentito dal casale principale musica, canti e risate. Ci siamo allora avvicinati e il gruppo di persone, misto di clienti e persone del villaggio, ci ha accolto festante, come vecchi amici. Bianca, nonostante la sua grande timidezza, che la rende spesso asociale (con grande preoccupazione da parte nostra), dopo una prima esitazione ? andata a giocare con gli altri bambini e noi, stupiti e contenti, abbiamo concluso la serata tra chiacchiere, canti e mirto e filuferru ?per diggerrire?.

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Mi sono svegliato presto, riposato e carico di energia. Elena e Bianca dormivano ancora. Sono uscito a farmi una corsetta, anche perch? ero curioso di visitare il resto del villaggio. Nel terreno c?erano molti alberi, in particolare pini e querce da sughero. C?era anche un uliveto, un frutteto e un enorme orto, fatto con specie di bancali di terra ricoperti con paglia. Dal punto pi? alto si vedeva il mare, mosso e scintillante alla luce dell?alba. Mi sono riproposto di andarci in giornata, e magari farmi il bagno! Sono tornato alla casetta allegro e impaziente di cominciare la giornata.? Siamo andati al casale a fare colazione. Ci siamo fatti il caff? nella grande cucina? e abbiamo mangiato il pane e le marmellate fatte in casa. Nella bacheca era affisso il programma di attivit? proposte per la settimana. Per il giorno erano previste la mattina un? escursione in bici verso la costa o una passeggiata con ricerca di asparagi e funghi, e nel pomeriggio un corso di introduzione alle energie rinnovabili o un corso di permacultura. E stasera un concerto di un cantautore di musica etnica locale. C?erano varie altre attivit? previste per la settimana, gita giornaliera in barca a vela, escursione a cavallo, atelier di musica, di pittura, forum di dialogo su vari soggetti (il rapporto genitori-figli, democrazia e cittadinanza planetaria e altri). Ho chiesto allora alla ragazza che ci aveva ricevuto la sera prima, Alessandra, come fossero coordinate le varie attivit? e come iscriversi. Lei mi ha detto che certe attivit? erano organizzate direttamente da EcoVita mentre altre erano proposte e animate da ospiti del villaggio. I soggetti dei forum erano adottati in base ai suggerimenti proposti dagli ospiti. Mi sono iscritto subito per l?escursione in bici, mentre Elena e Bianca hanno scelto la passeggiata. Il fatto di scegliere attivit? diverse e di non stare insieme non ci ha creato problemi particolari, forse compensato dal piacere di fare la cosa di cui pi? avevamo voglia. Ci siamo comunque riproposti di partecipare insieme all?attivit? di permacultura del pomeriggio.

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Il gruppo ?ciclisti? era di nove persone, guidato da Alessio, un ragazzo di circa vent?anni nato e cresciuto nel vicino paesino di S. Priamo. La giornata era leggermente velata, e il vento di mare era calato rispetto? al giorno prima. Dopo qualche chilometro su stradine di campagna, a volte tra gli alberi e volte nella macchia, siamo giunti in una specie di laguna, popolata da aironi, fenicotteri e altri uccelli acquatici, e poco oltre in una grande spiaggia che, limitata a sud da un vicino promontorio, si estendeva a perdita d?occhio verso nord. Il mare era ancora mosso. Ammirando il paesaggio, ho provato un grande senso di libert?, e una forza e un ottimismo rinnovati; un sottile velo di malinconia non faceva che rinforzare la mia determinazione a rendere la mia famiglia felice, e in particolare a sostenere Bianca nell?affrontare i suoi problemi di timidezza e dislessia. Alessio ci ha proposto di montare sul promontorio, capo Ferrato, e tutto il gruppo ha acconsentito con entusiasmo. Una volta arrivati in cima abbiamo goduto di una vista fantastica sulle spiagge di Costa Rei a sud e Feraxi (che per qualche misteriosa alchimia linguistica si pronuncia Feraji) a nord, come Alessio ci ha spiegato con evidente orgoglio per la sua meravigliosa terra.

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Siamo rientrati contenti e affamati. Il gruppo ?passeggiata? era gi? rientrato e ho trovato Elena nel casale che chiacchierava allegramente con un gruppetto di persone su come organizzare il pranzo comune, a cui, mi spieg?, ci eravamo uniti scrivendo i nostri nomi in una lavagna posta affianco alla cucina, insieme alla nostra eventuale scelta di piatti solo vegetariani. In base alla partecipazione e alle preferenze si potevano formare pi? gruppi, in genere limitati a massimo 12 persone. La ?procedura? usuale era che Il gruppo di partecipanti si riunisse verso mezzogiorno e un quarto per decidere chi faceva cosa e che piatti cucinare, in particolare in base alla disponibilit? dell?ultimo raccolto dell?orto, che era disposto in vari panieri su un piano della grande cucina del casale (l?accesso era libero e compreso nel prezzo del soggiorno). C?erano alla fine due gruppi, uno di 11 persone a preferenza vegetariana (di cui noi facevamo parte, pur non essendo in genere vegetariani) e uno di 7 a scelta ?libera?. Elena si era offerta di cucinare un risotto con gli asparagi colti durante la passeggiata L?ho aiutata nella preparazione insieme a una ragazza di Marsiglia, con la quale ho potuto rispolverare il mio francese ormai arrugginito.

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Un volta avviata la cottura, mi sono avviato vero la casetta per farmi una bella doccia. Uscendo dal casale ho visto Chiara che giocava con un?altra bambina un po? pi? piccola di lei; aveva un fare materno, sicuro, che mi ha commosso e ?illuminato?: avremmo forse potuto darle pi? responsabilit? e fiducia invece che protezione e preoccupazione per il suo futuro? Una volta arrivato alla casetta, mi sono seduto qualche minuto sul letto a ascoltare il silenzio e a lasciar decantare i pensieri e le emozioni. Poi mi sono spogliato con gesti lenti e sono entrato in doccia. Mentre ero sotto l?acqua mi sono reso conto del fatto che ogni azione che facevo, anche semplicemente lavarmi, aveva un gusto, un valore particolare, che mi stimolava a compierla con cura, calma e efficacia. Il pranzo di gruppo ? stato squisito (complice la fame!) allegro e rumoroso. Dopo pranzo abbiamo preso il caff? e ci siamo rilassati sui divani e cuscini del ?salottone? dall?altra parte del casale, ascoltando Alvaro, uno spagnolo di un?et? indefinibile, forse quarant?anni, o forse sessanta, che suonava la chitarra e cantava in modo approssimativo ma struggente. Verso le tre siamo andati tutti e tre al corso di permacultura che, ovviamente, si teneva all?aperto, affianco all?orto. Dopo poco pi? di mezzora di introduzione ai concetti base (che a sentirli cos? mi parevano evidenti) ci siamo ritrovati con le mani nella terra per realizzare un nuovo ?bancale?. Alla fine del corso siamo rientrati alla casetta per stare un po? tranquilli a leggere e riposare. Non c?era wifi (limitato a una sala dedicata nell?edificio delle attivit?) e non ho avuto voglia di usare a lungo il cellulare (ma non ho potuto rinunciare a dare uno sguardo alle emails per vedere se ci fosse qualcosa di importante). L?aria era tiepida e ci siamo goduti la luce del tramonto sdraiati nei lettini del piccolo patio della casetta. Per la cena abbiamo preferito tornare al ristorantino del villaggio piuttosto che partecipare alla cena comune.

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Finita la cena siamo andati nella ?zona eventi? all?aperto dove il palco era pronto per accogliere il cantautore di musica etnica che , come ho saputo chiacchierando con Marco, uno dei ragazzi del ?gruppo bicicletta? della mattina, veniva da Carloforte, cittadina su un?isoletta a sud ovest della Sardegna dove parlano un dialetto molto simile a quello genovese (io sono di Genova)! I bambini erano accolti in una specie di parchetto recintato a portata di vista giusto affianco allo spazio riservato al pubblico e sorvegliato/animato da una ragazza. C?erano almeno trecento persone nel pubblico venute da Cagliari e dai dintorni. Il concerto ? stato magnifico, tribale, sognante. Una volta concluso, Elena ha portato Bianca a letto, mentre io mi sono trattenuto a bere un ?mirto? con Marco e altre persone. Quando sono tornato alla casetta, Elena stava leggendo. Mi ha sorriso e l?ho vista bella e attraente come non mi capitava da tempo. Abbiamo fatto l?amore con passione e dolcezza. Dopo ho messo un po? di tempo a addormentarmi, felice di godermi il flusso dei miei pensieri.

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